Ti aspetto qui!

Abbiamo scelto di essere educatori, di condividere con i ragazzi il significato delle esperienze della vita, di tutto ciò che accade, anche la straordinarietà di questi giorni.

Pensiamo sia importante offrire anche in questi giorni, anche ai ragazzi, pur se a distanza, una cornice simbolica che consenta loro di riconoscersi nello spirito della Promessa.

In questo tempo sospeso e dilatato ci viene chiesto di usare la fantasia, creatività e cura per superare gli schemi a cui siamo abituati, valorizzando anche il “nuovo quotidiano”, mantenendo al centro la relazione con i ragazzi e il bisogno di riconoscersi ancora comunità.
Come possiamo continuare a condividere spazi di educazione e relazione, per proseguire la nostra “vita di Branca”?

Vi offriamo un tentativo di risposta a questa domanda.

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Come ci appare e cosa racconta la realtà intorno a noi

Io e il mio faro… io e l’ambiente intorno a me

Ricevo doni dal mare

Chi c’è al di là del mare?

Al di là del mare c’è qualcuno (arriva un segnale)

Di là dal mare ci sono io, Paloma!

Partenza per arrivare al di là del mare

Ti aspetto qui

SPAZI DI BRANCA

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Il saluto dell’autrice del libro “Giordano del faro”

(Janna Carioli)

Cari ragazzi,

Sapete che Giordano esiste davvero?

Adesso è un uomo, ma sono stati i racconti che  ho ascoltato della sua infanzia, trascorsa abitando dentro un faro dell’Isola d’Elba, che mi hanno suggerito l’idea di scrivere questa storia. E Marina Marcolin ha saputo tradurre nelle immagini la dolcezza  e la speranza.

Ho cercato di raccontare la  vita di Giordano, che, in un contatto stretto con la natura, non ha mai rinunciato alla voglia di conoscere gli altri, di sapere “chi c’era al di là del mare”, a stringere rapporti significativi.

Ci sono davvero tante similitudini con quello che stiamo vivendo in questi giorni.

Un faro è un simbolo di solitudine. Chi vive lì è isolato, come lo siamo noi in questo periodo. Ma se ci pensate, il faro è qualcosa che manda luce, per aiutare gli altri ad arrivare sani e salvi nel porto.

La luce che ognuno di noi, “piccolo faro di città” può mandare in questo periodo, sono le parole, i messaggi, i video, le lettere, i segnali di presenza, che aiutano gli altri a sentirsi meno soli e a tracciare rotte che, una volta finita la tempesta, ci permetteranno di incontrarci di persona.

E il mare attorno, cos’è se non la rete informatica che, per fortuna ci unisce attraverso lo spazio e che porta a destinazione i nostri messaggi in bottiglia?

Guardiamo lontano, ragazzi. Per fortuna esiste l’orizzonte.

Vi abbraccio… per ora a un metro e mezzo di distanza, ma un domani, (speriamo presto), di persona.  Sarà quello il nostro porto di approdo.

Janna Carioli

I testi e le immagini riprodotte in questo sito sono tratte dall’opera “Giordano del Faro” di Janna Carioli, illustrata da Marina Marcolin, Edizioni Lapis (C.F. 05073091000), Lapis snc di Rosaria Punzi e C., via Francesco Ferrara, 00191 Roma.
Testi e immagini sono utilizzati, ex art. 70 L. 633/41, ad esclusivi fini di insegnamento ed educativi, con finalità illustrative e non commerciali.
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Abbiamo scelto di essere educatori, di condividere con i ragazzi il significato delle esperienze della vita, di tutto ciò che accade, anche la straordinarietà di questi giorni.

Pensiamo sia importante offrire anche in questi giorni, anche ai ragazzi, pur se a distanza, una cornice simbolica che consenta loro di riconoscersi nello spirito della Promessa.

In questo tempo sospeso e dilatato ci viene chiesto di usare la fantasia, creatività e cura per superare gli schemi a cui siamo abituati, valorizzando anche il “nuovo quotidiano”, mantenendo al centro la relazione con i ragazzi e il bisogno di riconoscersi ancora comunità.
Come possiamo continuare a condividere spazi di educazione e relazione, per proseguire la nostra “vita di Branca”?

Vi offriamo un tentativo di risposta a questa domanda.

Vivere pienamente il tempo di oggi, dandogli significato

Stiamo attraversando un tempo caratterizzato da assenza e distanza, esperienze oggi personali ma anche delle nostre comunità che ormai da settimane non hanno possibilità di incontrarsi nei luoghi e nei modi a loro familiari.

Nel nostro ruolo di educatori dobbiamo chiederci “come starci dentro”, insieme a bambini e ragazzi. Possiamo accogliere questo tempo e dargli significato, mettendoci in ascolto del vissuto quotidiano e dei sentimenti, delle mancanze e delle novità, delle speranze e dei timori che ciascuno ha nel proprio cuore.

#fanuovetuttelecose   

Non possiamo limitarci a gestire l’oggi senza allargare la nostra prospettiva: anche se in questo momento viviamo quello che sembra un lungo sabato di smarrimento, possiamo già camminare insieme verso la Resurrezione.

Proviamo a riconoscere e ad accogliere quella novità che il Signore ha in serbo per noi e a preparare quel tempo nuovo che desideriamo e che ci attende.

Il percorso associativo #fanuovetuttelecose ci invita proprio a rileggere alla luce della fede quanto stiamo vivendo e condividere, adulti e ragazzi insieme, il diritto alla speranza!

È questo il tempo: di alimentare la nostra fiducia nelle novità inattese e feconde che già ci aspettano, di proiettare le nostre domande di oggi al futuro che si aprirà oltre la porta di casa, di fondare su ciò che oggi stiamo comprendendo essere l’essenziale il futuro che ci sta a cuore.

Quale cura educativa in questo tempo?

Esploriamo la Resurrezione vivendo questo tempo come una straordinaria occasione educativa!

Siamo sulla stessa canoa, e condividiamo stesse fatiche e stesso tempo fecondo: guidiamola insieme!

Vi proponiamo una chiave di lettura del contesto presente e futuro, per “stare in questo tempo” e nel tempo nuovo che già ci aspetta; non un’altra cosa “da fare”, un’attività preconfezionata da svolgere così com’è.

La proposta, con diverse declinazioni specifiche per ciascuna Branca, offre la doppia prospettiva, quella dei ragazzi e quella dei capi, come un percorso da fare insieme e da condividere. La proposta, nella sua integrità, può anche essere utilizzata in Comunità Capi come opportunità per condividere una riflessione comunitaria

A far da sfondo sarà la storia Giordano del faro, della sua esperienza del mare come confine quotidiano e amico e al tempo stesso spazio immenso e ignoto da attraversare. Questo bambino confida se stesso a quell’immensità, attraverso insistenti messaggi in bottiglia, nella speranza che qualcuno lo stia aspettando per incontrarlo...

Le quattro tappe della proposta sono fasi e sfaccettature di esperienze non lineari ma ricorrenti, se non addirittura compresenti, in questi giorni per ciascuno di noi. Per questo sono da utilizzare in libertà e senza una necessaria sequenzialità, secondo quanto ritenete più utile al vostro contesto.

Collegandosi ai passaggi chiave di questo racconto, ogni Branca ha declinato gli spunti e le proposte a cui potete accedere utilizzando i link specifici a fondo pagina.

Io ti “chiamo” – tu mi rispondi ed io accolgo – insieme facciamo risuonare. 

Narrazione di sé – accoglienza – scouting (osservare attraverso i sensi e con il cuore).  

PER I RAGAZZI

Aiutare i ragazzi a rileggere la realtà che stanno vivendo: la mia casa e il suo aspetto… i suoi “segreti”, le persone intorno a me, le mie e le loro emozioni e “stati d’animo“.  

Chi e cosa mi manca?  

Che cosa sento? 

L'ATTENZIONE DEI CAPI

Saper leggere il tempo e la realtà che stiamo vivendo. 

Vivere la dimensione dell’accoglienza e dell’ascolto di quello che il ragazzo vive e “farla risuonare”. 

Ricevo qualcosa da fuori e ciò che mi sta intorno può trasformarsi in qualcosa di nuovo. 

Creatività - gratuità. 

PER I RAGAZZI  

Provare a raccontare cosa la realtà mi regala. Questo che vivo è un tempo nuovo, diverso. A volte divertente, a volte noioso, a volte mi fa paura. 

Come vivo, come l’affronto, come lo gioco?  

Quali occasioni mi offre? 

(scoperta di un tempo e di uno spazio diverso e nuovo – casa è quella di tutti i giorni, ma oggi è diversa perché io “provo a capire cosa il mare mi regala”). 

In che modo posso vivere il servizio e la buona azione?

L'ATTENZIONE DEI CAPI 

Riflettere su una modalità per riscoprire la ritualità e i simboli della comunità “a distanza”. 

Rimettere in gioco strumenti il quaderno di caccia/volo dove poter “appuntare” pensieri, storie… raccogliere anche qualunque tipo di oggetto che rimandi ad un’esperienza vissuta che è importante ricordare. 

Aiutare i ragazzi a riconoscere le opportunità da cogliere nel contesto attuale. Identificare occasioni per condividere gli elementi che ci fanno rimanere comunità, anche lontani.

Stimolare la creatività e la manualità “fatta in casa” (non solo scoutismo “on line”).

Uscire dagli schemi e prepararsi per il dopo.

Attenzioni: gesti, ritualità, legami tra i ragazzi…

PER I RAGAZZI

Aspettative, domande, curiosità verso quello che mi aspetta.  

Allo stesso tempo può essere utile riflettere su chi sono adesso. 

Scrivere una cartolina a me stesso: ricordare quello che ho vissuto, chi sono diventato, le mie abitudini, le mie idee nuove, come sono cambiato, se sto cambiando. Mi rileggo e mi proietto verso un tempo nuovo per tutti. 

Es: in questi giorni cosa faccio? Indosso sempre il pigiama, non metto mai le scarpe, ho messo il fazzolettone e il cappellino ed “ho giocato alla riunione di B/C”, oppure ho partecipato alla riunione di reparto, di Squadriglia o di noviziato/clan? Sono più alto, ho i capelli più lunghi…? 

Come mi preparo ad accogliere e trovare chi mi aspetta fuori – io come reagisco a questi input? 

Cosa ho riconosciuto essere essenziale per il mio vivere ? 

L'ATTENZIONE DEI CAPI

Anche l’adulto è chiamato a rileggersi in questa nuova realtà e a trovare uno sguardo ed un orizzonte educativo diverso da quello pensato “prima”: come mi preparo e come mi vedo in questo orizzonte di “ritorno”.  

Mi preparo a rileggere i nuovi bisogni educativi dei ragazzi che accompagno.

 

PER I RAGAZZI

Ognuno raccoglie quello che siamo stati e lo porta “qui”, ci raccontiamo e ricostruiamo la nostra nuova comunità “rinnovata” – cosa voglio portare di importante e bello nella nuova comunità. (scrittura collettiva).

Esplorare il nuovo mondo: individuiamo insieme le prime occasioni di avventura e vita all’aria aperta che potremmo vivere. 

Ci rimettiamo per strada, chi vogliamo incontrare? Cosa vogliamo vedere? 

L'ATTENZIONE DEI CAPI

Condivisione dello spazio di potere: lasciare spazio ai ragazzi di raccontare e raccontarsi. Non è tempo di riprendere quello che avevamo programmato e non sommergere di attività i ragazzi. Piuttosto è tempo di preparare questo spazio da condividere, donare tempi e luoghi per ricostruire la comunità e accogliere il ragazzo e l’adulto che siamo "ora" nel “dopo”. 

Occasione per rileggere, rivalutare e rinnovare lo stile di stare insieme. 

Favorire le occasioni di avventura e vita all'aria aperta: la natura da cui ci siamo dovuti “difendere” torna ad essere luogo privilegiato anche per l’incontro con Dio.